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ABRASIVO

Gli abrasivi sono sostanze naturali o artificiali di grande durezza usati nelle lavorazioni meccaniche. Il loro uso è noto fin dal'antichità come testimoniano i giacimeti di smeriglio dell'isola greca di Naxos e i giacimenti di pomice delle isole Eolie. Le caratteristiche che contraddistinguono un abrasivo sono l'elevata durezza, la bassissima fragilità e la natura cristallina. Essi hanno innumerevoli usi per innumerevoli materiali, a seconda della quale cambia il supporto, alcune applicazioni sono: l'affilatura, il taglio, saponi abrasivi, paste abrasive, ecc,

Gli abrasivi naturali più noti sono il quarzo, il corindone, la silice, la pomice, l'arenaria, il diamante, lo smeriglio, la farina fossile, il granato. Tra quelli artificiali ci sono gli ossidi di alluminio, di cromo, di ferro, l'azoturo di boro, il carburo di silicio, il vetro, il carburo di boro.

L'utilizzo degli abrasivi può essere fatto sotto forma di polvere; applicati a fogli di carta o tela; oppure sinterizzati per formare mole o pietre abrasive.La caratteristica più importante degli abrasivi è la durezza e vi sono vari metodi di misura. Il più antico è rappresentato dalla scala di Mohs: vi è una successione di 10 minerali in cui quello che segue è in grado di scalfire il minerale che lo precede. Ma questa scala era discontinua e poco precisa percui è stato introdotto il metoto Knoop, in cui la durezza è espressa in Kg/mm².
Abrasivo Scala di Mohs Durezza Knoop
talco 1
gesso 2
calcite 3
fluorite 4
apatite 5
ortoclasio 6
quarzo 7 800~900
topazio 8 1300~1400
corindone 9 2000
carburo di tungsteno 9 2200
carburo di silicio 9 2500
carburo di boro 9 2800
nitruro di boro cubico 9~10 4500[1]
diamante 10 8000~8500

La misura della durezza viene eseguita tramite i durometri, strumento che preme con una determinata pressione una punta di diamante (al fine di non essere deformabile) nel materiale di cui si ricerca la durezza; percui eseguendo il rapporto tra il carico applicato (peso in Kg) e la sezione massima dell'incisione (lunghezza in mm)si ottiene il valore della durezza (kg/mm²)

Altro fattore di importante considerazione è la natura chimica, in quanto caratterizza il comportamento dell'abrasivo in funzione del materiale di contatto. In quanto ci troviamo in condizzioni di lavoro ad elevata temperatura ed energia cinetica e quindi vengono favorite tutte le reazioni chimiche endotermiche. Un esempio è il contatto del carburo di silicio con il ferro:

SiC + 4Fe → FeSi + Fe3C

In oltre sia il ferro che il carburo di silicio sono ossidabili con la normale atmosfera. Quindi oltre la durezza bisogna tener presente anche la natura chimica dell'abrasivo, per cui, riferendoci al caso precedentemente citato; il carburo di silicio non è utilizzato per materiali ferrossi ma è ottimo per il vetro. Al contrario l'allumina non è adatta alla smerigliatura del vetro ma è eccellente per il ferro. Riferendo sempre all'allumina, l'atmosfera e quindi l'ossigeno, aiuta nelle operazioni di smerigliatura; in quanto la formazione dell'ossido di ferro impedisce che i trucioli distacatesi si saldino al metallo o all'abrasivo stesso; al cantrario i gas inerti quali argo, azoto e anidride carbonica ostacolano l'abrasione. In generale i composti solforati e clorurati hanno un'azione antiossidante nei confronti dei metalli e quindi utilizati nei processi abrasivi per quest'ultimi. Un altro fattore di notevole importanza è la resistenza meccanica o tenacità di un abrasivo, in quelli ottenuti per via sintetica questo parametro è variabile senza alterare eccessivamente la composizione chimica dell'abrasivo stesso; nel caso dell'allumina essa può essere resa più tenace addizionando biossido di titanio o di zirconio. Al contrario per quelli naturali è necessario ricercarne un altro o giacimenti con composizioni differenti. La resistenza meccanica è un fattore da non sottovalutare, in quanto, durante le operazioni di smerigliatura i granuli dell'abrasivo possono andare incotro ad appiattimento o arotondamento, rendendo meno efficace l'abrasivo stesso. Per evitar ciò si ricerca una durezza tale da permettere la rottura dei granuli dell'abrasivo con la conseguente creazione di nuovi spigoli, in fine si cerca il distacco dei granuli ormai esauriti per permettere l'affioramento di nuovi ancora integri e adatti alla lavorazione; nel caso di supporti flessivili con abrasivi in polvere ciò è anche affidato alle colle o resine che trattengono l'abrasivo al supporto.

Da ciò ricaviamo che durate le operazioni di abrasione si produe calore e truccioli/polveri provenienti dall'abrasivo e dal materiale abraso. Per diminuire il calore, che favorisce reazioni chimiche e allontanare i trucioli prodotisi, si usano dei lubrificanti. Il più antico è l'acqua ma esso è ormani usato raramente in purezza e solo per la lavorazione di vetro, ceramiche e plastiche; per le altre lavorazioni si usano miscele di acqua e additivi antiossidanti o miscele acqua/olei oppure miscele d'olei. Gl'olei di maggior efficacia sono gli olei di origine minerale o quelli animali ma spesso si usano miscele di essi in funzione delle necessità operative e dei costi. In oltre in caso di lavorazioni di metalli si usano additivi organici clorurati o solforati per impedirie il risaldamento delle particelle metalliche asportate. In fine per la lavorazione di materiali teneri si usano lubrificanti con cere e grassi solidi, i quali evitano l'intasamento dell'abrasivo, cioè la ricopertura della superficie abrasiva da parte del materiale abraso a formare uno strato che impedisce il contatto con i granuli dell'abrasivo e il materiale in lavorazione.

Un ultimo fattore influenzante, ma non meno importante, è la grana di un abrasio, cioè il diametro medio delle particelle o grani. La granatura di un abrasivo è classificata tramite una scala internazionale in cui ogni valore della scala corrisponde a un determinato valore medio dei granuli e al numero di maglie per police lineare del settaccio imppiegato per la vagliatura dei grani. Per grane estremamente fini (< 50μm) è utilizzato il metodo della sedimentazione in acqua. In questa scala internazionale il valore della grana è inversamente proporzionale al diametro medio dei grani, cioè un valore alto della grana corrisponde un diametro dei grani più fini. La grana influisce sulla finezza della lavorazione e sulla rugosità della suferficie, in quanto questi parametri sono regolati dalla velocità d'esercizio (nel caso di una mola velocità di rotazione) e dalla grana; una grana maggiore (grani di minor diametro) corrisponde a una minore rugosità e maggiore finezza, cosi come una velocità elevata d'esercizio. La rughezza di una superficie o grado di finitura è determinato con il profilometro o rugosimetro il quale misura lo scostamento dei punti della superficie reale rispetto una superficie lisca ideale espresso come scarto quadratico medio in μm (RMS root mean square). Quindi una maggiore finezza corrisponde un minor valore del profilometro.Ossido di alluminio anidro Al2O3 (triossido di diallumineo), si presenta di colore grigio con truttura cristalina, è spesso ricco di impurità di altre pietre dure (ematite, magnetite, rubini, zaffiri, ecc.)e perciò necessita di subirie processi di raffinazione. L'uso più comune è la lavorazione di vetri ottici.

Smeriglio
Per approfondire, vedi la voce Smeriglio (minerale).

È una qualità di corindone contenente elevati quantitativi di ematite ( Fe2O3 ) e magnetite ( Fe3O4 ) i quali sono presenti tra il 50% e il 30% conferendo un'elevata tenacità al materiale stesso, ma riducendone la durezza (durezza mohs = 8,5/8). Lo smeriglio è molto utilizzato nella creazione di abrasivi flessibili e nelle operazioni di lappanatura e lappanatura . In oltre trova un importante utilizzo nella creazione di materiali antisdrucciolevoli.

Granati
Per approfondire, vedi la voce Granato.

Gruppo di minerali nesosilicati dall'aspetto cristallino e con colori che vanno dal rosso, al verde, all'incolore. Formula chimica generale X3Y2(SiO4)3. Il sito X è di solito occupato da un catione bivalente (Ca2+, Mg2+, Fe2+) e il sito Y da cationi trivalenti ((Al3+, Fe3+, Cr3+) in una struttura ottaedrica o tetraedrica. Molto utilizati nella creazione di abrasivi flessibili e materiali antisdrucciolevoli; come polvere scolta vengono utilizzati nella lavorazione del vetro e nella sabbiatura. Il loro vasto impiego è dovuto al fatto che durante la lavorazione hanno delle rotture di tipo concoide che portano alla formazione di nuovi spigoli a cuti.

Quarzo
Per approfondire, vedi la voce Quarzo.

Pietra cristallina ed incolore, SiO2, ha una durezza Mohs di 7 ed è estremamente abbondante in natura. Anch'esso è caratterizzato da frattura concoide, che porta alla conseguente formazione di nuovi spigoli adatti all'abrasione. Viene utilizzato per la produzione di abrasivi flessibili e come polvere è addizionato ad alcuni detersivi; ha un importante uso nelle operazioni di sabbiatura di materiali metallici e nella pulizia del vetro e metalli.

Arenarie
Per approfondire, vedi la voce Arenaria (roccia).

Rocce sedimentarie che conprendono un gran numero di minerali, incostanti nella composizione. Sono le prime pietre usate per la creazione di mole, ma ormai dismesse perché sostituite da materiali sintetici di cui si può controllare la composizione e la costanza.

Pietra pomice
Per approfondire, vedi la voce Pomice.

Pietra porosa di origine vulcanica usata fin dall'antichità. Oggi giorno viene usata per lo più sotto forma di polvere nella confezione di detergenti domestici e per la pulitura di metalli.

Diatomite
Per approfondire, vedi la voce Diatomite.

Roccia costituita principalmente dalla fossilizzazione degli sceletri di diatomee (alghe unicellulari) e altiri esseri unicellulari. La diatomite ha peso specifico basso e una durezza Mohs di 5; il loro uso è principalmente la confesione di materiali, paste, lucidanti.

Abrasivi di origine sintetica

Gli abrasivi di origine sintetica stanno ormai sostituendo quasi nella totalità gli abrasivi naturali. Ciò è dovuto al fatto che industrialmente si necessita di un prodotto con caratteristiche il più possibili costanti e di cui si possano assicurare determinate prestazioni. In oltre la sinterizzazione in laboratorio permette di incorporare additivi o minerali che normalmente non sarebbero presenti nell'abrasivo, controllandone la percentuale; o viceversa ottenere materiali puri.

Diamante sintetico
Vedi anche la sezione Diamante.

Si è cercato di sintetizzarlo per ottenere un prodotto più puro e meno costoso rispetto a quello ottenuto con le tecniche estrattive. La prima industria che ci riusci fu la General Electric nel 1955, creando un campo di pressioni (50-100 Kbar) e temperature (1300-1800°C) attorno ad un campione di grafite contente dei catalizzatori, in queste condizioni il carbonio è stabile nella cristallizzazione e la conseguente formazione del diamante. I catalizzatori più usati sono cromo, manganese, talio e metalli dell'ottavo gruppo, in quanto in queste condizioni sono allo stato fuso, ad esclusione del Talio. Uno studio su questi catalizzatori della reazione grafite diamante venne condotto solo successivamente nel 1963 da Strong H. M.

Allumina
Per approfondire, vedi la voce Allumina.

Gli abrasivi a base di allumina sono ottenuti da bauxite estremamente pura (>50% di Al) o dall'Allumina Bayer calcinata, cioè un'allumina prodotta con il processo Bayer ed avente il 99,5/99,6% di purezza. La bauxite può essere utilizzata come sinterizzato oppure fusa nel forno elettrico con l'aggiunta di ferro e carbone; i quali aiutano a ridurre le impurezze creando ossido di ferro e silice, le impurezze sono allontanate come lega ferro-silicio. L'allumina cosi ottenuta è di colore bruno, mentre l'alluminea Bayer calcinata è sottoposta a fusione senza l'aggiunta di ferro o carbone, ottenendo un prodotto di colore bianco. Generalmente l'allumina non viene usata in purezza ma vengono usati additivi che ne aumentano la tenacia, come il biossido di titanio (TiO2), l'ossido di zirconio (ZrO2) e l'ossido di cromo (Cr2O3). Per esempio un'allumina contenente un elevato quantitativo di biossido di titanio (3-4%) è estremamente tenace ed è preferita in lavorazioni dove si necessita di asportare elevati quantitativi di materiale. Principalmente l'allumina viene usata nella creazione di abrasivi rigidi per il taglio e smerigliatura di metalli, materiali ceramici e polimerici. L'allumina è sata scarsamente come polvere in operazioni di sabbiatura, lucidatura e pulitura.

Carburo di silicio
Per approfondire, vedi la voce Carburo di silicio.

La produzione è effettuata tramite la combustione, in forno elettrico, in eccesso di carbone e silice estremamente pura; ottenendo cosi il carburo di silice (SiC), una pietra dall'aspetto cristallino con colori che variano dal verde al nero, caratterizzandone la qualità. Ha un durezza Mohs di 9,5 ma è anche estremamente fragine per cui impiegato per la lavorazione di materiali a bassa tenacità, come la ghisa, vetro, metalli non ferrosi, carburi metallici, pietre ornamentali, gomma e legnami dolci. Usualmente lo troviamo sotto forma di abrasivi flessibili o rigidi.

Carburo di boro
Per approfondire, vedi la voce Carburo di boro.

Anche in questa lavorazione la reazzione chimica è effettuata all'interno del forno eletrico in cui si fa reagire l'anidride borica con carbone in eccesso. Il prodotto ottenuto (carburo di boro= B4C)è una pietra nero lucente di durezza assai prossima al diamante. Viene usato come polvere nella lavorazione delle pietre dure e vetri ottici, oltre alle operazioni di lappatura e lucidatura; per essere utilizzato come abrasivo rigido necessita di essere sintetizzato in barrette, che sono utilizzate nella rettifica di mole e nell'affilatura d'utensili.

Nitruro di boro
Per approfondire, vedi la voce Nitruro di boro.

Nitruro di boro esagonale

Viene ottenuto tramite reazione semplice degli elementi a temperatura ambiente, per esempio B2O3 + 2NH3 → 2BN + 3H2O, oppure per sintesi. Si ottiene un composto con struttura esagonale simile alla grafite che viene sottoposto ad alte temperature e pressioni (1500-2000 °C a 45000-90000 atm).

Nitruro di boro cubico (CBN)

La seconda sostanza più dura dopo il diamante. È utilizzato nella lappatura dei metalli[2] e nelle lame per il taglio dei meteoriti[3]. A differenza del diamante, non contiene atomi di carbonio e ciò lo rende adatto nella nella lavorazione del metallo. Resiste inoltre a temperature molto più alte rispetto agli abrasivi a base di diamante.[1]

Assieme al borazone, è una delle sostanze più dure conosciute. Per l'uso industriale vengo selezionate le pietre meno pregiate ed usate allo stato grezzo o in polvere. Tra le varie qualità di diamanti le più usate sono il Bort, il Ballas e il carbonado. La differenza tra loro è delineata dalla natura cristallina e dal quantitativo e qualità di impurezze presenti rispetto al carbonio. Il più usato a livello industriale è il Bort che si presenta di colore grigio o nero ed ha una struttura microcristallina ad elevata continuità. In generale il nome bort è spesso usato per indicare una qualsiasi forma di diamante industriale. Il diamante, come abrasivo, è utilizzato per lavorazione dei diamanti ornamentali, nella pulitura e lappatura dei metalli, per il taglio e rifinitura del silicio per i semiconduttori e in generale per tutte le lavorazioni dei materiali duri che richiedono un'elevata finitura; come i rubini per i laser o il carburo di tungsteno. Il diamante può essere adoperato in aglomerati ceramici, metallici oppure inglobato in resine, per essere adoperato su mole, seghe e sonde per la trivellazione. In quest'ultime lavorazioni l'agglomerato di diamante è presente come pastiglia sollo sulla parte lavorativa dell'utensile, dato che un'elevata durezza corrisponde ad un'elevata fragilità e al costo del materiale stesso. In fine il diamante può essere usato in purezza come inserto negli attrezzi per la rettifica di mole, in utensili per tornire, nei durometri, per i tagliavetri, ecc.

 

 

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